Gianluca Ferrari
Damiano Paroni
Giorgio Tentolini
Rosetta Termenini
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GIANLUCA FERRARI — DISMANTLED
Galleria San Ludovico - Parma
Nella cappella che precede l’abside, Gianluca Ferrari mette in scena una duplice presenza:
due figure, una maschile e una femminile, proiettate tramite ologrammi, si fronteggiano scambiandosi
frammenti di sé. I corpi digitali, scomposti e ricomposti, vivono in uno stato di continua mutazione.
Ferrari opera una separazione sistematica del corpo e un atto di non-riconoscimento: la digitalizzazione
diventa perdita d’identità. L’osservatore partecipa al processo, ricostruendo col proprio sguardo
un’unità impossibile. Come nel suo lavoro esposto nel Torrione Visconteo — Ghostface — il volto umano
si trasforma in interfaccia, riflesso di un io scisso, proiezione di un Narciso contemporaneo che si specchia
nel flusso algoritmico. Il suono, discreto e immersivo, accompagna la visione, amplificando il senso
di sospensione: il corpo non è più figura, ma processo generativo, campo di forze in costante ridefinizione.
GIANLUCA FERRARI — GHOSTFACE
Torrione Visconteo - Parma
Visibile solo attraverso la soglia vetrata che si affaccia a est del Torrazzo Visconteo, GHOSTFACE
di Gianluca Ferrari abita lo spazio interno come una presenza sospesa, trattenuta, celata.
L’opera si rivela nel buio, quando la luce naturale si ritira e la materia cede il passo alla vibrazione luminosa:
frammenti di volti si accendono nell’oscurità, generati dai movimenti circolari dei supporti olografici.
La scena è ipnotica e inquieta: ciò che appare non è un volto riconoscibile, ma una sua ricostruzione
instabile, un’identità digitale che si compone e si disgrega in tempo reale. GHOSTFACE, scrive l’artista,
è “identità ricostruita”, un processo evolutivo che offre nuove possibilità di percezione e di scambio.
In questa installazione, la tecnologia non è semplice strumento di rappresentazione, ma organismo
di mediazione, capace di generare e al contempo corrompere l’immagine.
Il lavoro prosegue la ricerca avviata con LEGACY ma ne ribalta la prospettiva: se in quell’opera i volti reali
si dissolvevano nella distorsione dei sensi, qui sono volti tecnologici, frammenti di memoria sintetica
che appartengono a nessuno. Sono fantasmi algoritmici, tracce di presenze ormai inattingibili
nella loro dimensione umana e concreta. In essi si riconosce una tensione antinomica
tra materialità e immaterialità, presenza e perdita, memoria e oblio.
All’interno della vasca di contenimento del Torrione, Ferrari costruisce un ecosistema percettivo chiuso,
accessibile solo attraverso lo sguardo. L’opera diventa così un campo di visione differita, dove il pubblico
è posto fuori dalla soglia, in una condizione di distanza e di desiderio. L’immagine non è mai totalmente
disponibile: si offre e si sottrae, come un segnale proveniente da una dimensione remota, da luoghi
inaccessibili, per usare le parole dell’artista.
Il ritmo, la luce, il suono e la rotazione delle pale generano una discontinuità dinamica,
un tempo spezzato che scandisce la visione. Ogni volto appare come un messaggio in transito,
un’onda di dati che attraversa lo spazio e il corpo dello spettatore.
L’opera diventa così un dialogo con la macchina, un dispositivo
che interroga il nostro rapporto con le immagini, la loro natura di codici da decifrare
più che di figure da contemplare. Nel buio della sala, i Ghostfaces si moltiplicano e si dissolvono
come residui di un futuro già trascorso, segnali di una civiltà che ha consegnato
la propria identità alla tecnologia e ora la ritrova sotto forma di riflesso imperfetto.
È un mondo di simulacri che non mira a riprodurre, ma a evocare.
Ogni frammento luminoso è un tentativo di contatto, un gesto minimo
che cerca di riattivare la comunicazione tra l’uomo e la sua ombra digitale.
Con GHOSTFACE, Gianluca Ferrari trasforma il Torrazzo in una camera della visione:
uno spazio di soglia, dove il reale e il virtuale si attraversano e si riflettono.
L’opera non offre una risposta, ma una condizione — quella dell’incertezza percettiva —
del continuo scambio tra il visibile e il pensiero. È in questa oscillazione,
fragile e luminosa, che l’identità contemporanea si manifesta: non come forma compiuta,
ma come processo di ricostruzione senza fine.
2025-2026 Exhibitionow Multimedia Art Projects.
All projects by Gianluca Ferrari - Damiano Paroni -
Giorgio Tentolini - Rosetta Termenini.
All images by BERNINISTUDIO / Paolo Bernini
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